Press Review



Martedì 8 marzo 2005

Dante e gli altri grandi nel Pantheon di Firenze, nuova Gerusalemme.
La professoressa Maria Monica Donato spiega il ritrovamento degli affreschi nel palazzo del Giudici e dei Notai, da molti anni al centro dei suoi studi.


(di M. N.)

     FIRENZE — Dante, e non solo. Gli affreschi restaurati da Daniela Dini nel Palazzo dell'Arte dei Giudici e Notai del centro di Firenze, oltre al ritratto di Dante e Boccaccio, e a quelli oramai scomparsi del Petrarca e di Zanobi da Strada, comprendono anche altri dipinti di grandissimo prestigio. Al centro è una splendida Firenze circondata dalle mura di Arnolfo, nuova Gerusalemme, con gli stemmi comunali, la croce e l'aquila di parte Guelfa. Nelle vele, spiccano tra l'altro la figura della Giustizia, della Prudenza, della Fortezza e della Temperanza. E ancora, quelle della Dialettica e della Retorica.

     Si tratta, insomma, di un ciclo di grande rilievo, che in qualche modo sembra voler realizzare l'idea che l'umanista Coluccio Salutati aveva immaginato per Palazzo Vecchio: una raccolta delle figure dei condottieri ed eroi a dimostrare la grandezza di Firenze.

     Verso questo ciclo di affreschi si sono rivolte da tempo le ricerche e gli studi della professoressa Maria Monica Donato che, fra l'altro, ci ha inviato alcune note per precisare il suo pensiero a proposito del ritratto di Dante. «Ho segnalato e studiato le pitture nella mia tesi di laurea (1984) e in più pubblicazioni (da "Memoria dell'antico nell'arte italiana" a cura di S. Settis, II, Einaudi 1985, alla rivista "Studi sul Boccaccio", 1988); le sto nuovamente studiando dopo il recupero, che rivela molto di nuovo».

     «A proposito del ritratto di Dante — continua la professoressa Donato — desidero fare una precisazione. Non credo che il ritratto ce ne consegni il "vero volto" né che ce lo mostri "tipicamente fiorentino, orgoglioso e leale". Credo invece che l'effigie dell'Arte dei Notai — la cui identificazione con Dante è pienamente documentata — si lasci avvicinare, per i tratti del volto e del costume, a quella nella cappella del Bargello della bottega di Giotto peraltro molto guasta. Quest'ultima, tradizionalmente identificata con Dante, non è però documentata come tale. L'immagine oggi restaurata può confermare che l'effigie del Bargello era riconosciuta, nel tardo Trecento, come ritratto di Dante. Insieme i due dipinti ci consegnano non il "vero volto" del poeta bensì la sua più antica iconografia fiorentina».