Rassegna Stampa



Martedì 8 marzo 2005

Fiero e rilassato. Ecco il volto di Dante.
Il primo ritratto documentato del poeta


(di Maurizio Naldini)

     Eccolo il vero volto di Dante, più bello di come si pensava, fiero, orgoglioso, il naso lungo ma diritto, fiorentino verace, come per la prima volta ci confermano antichi documenti ed iscrizioni. Se ne sta, da almeno sei secoli, sulla lunetta di un palazzo di via del Proconsolo nel centro di Firenze a due passi dal Bargello. E' di carnagione scura, come si sapeva, ha il labbro inferiore prominente ma non troppo, il naso "aquilino" ma privo della famosa gobba, e di certo il suo volto è più disteso, meno amareggiato, se voglliamo "più bello" di come l'iconografia ce l'ha consegnato nei secoli, sino al famoso "ritratto" del Dorè.

Davanti a Boccaccio
     Davanti a lui è il Boccaccio, niente meno, e ai due lati, erano figure ormai scomparse, che tutto lascia credere appartenessero al Petrarca e a un poeta minore, il modesto Zanobi da Strada. Se ne stavano in quattro, lassù in cima, perchè il palazzo fu sede dell'Arte dei Giudici e Notai, quindi, per molto tempo, fu il luogo dove i grandi della città sull'Arno, poeti ed unamisti, di certo uomini di lettere molto prima che uomini politici, vi furono rappresentati da grandi autori in un periodo che va dal 1360 fino ai primi decenni del 1400. Un luogo dal prestigio enorme, dove avrebbero affrescato anche un giovane Masaccio e di certo misero mano, non fosse altro che per i restauri, personaggi come il Ghirlandaio, Andrea del Castagno, il Pollaiolo.

     Ebbene, cosa ci dimostra questo nuovo ritratto, il primo che può vantare una documentazione ineccepibile e completa? A scoprire l'opera fu nell'84 una studentessa pisana, Monica Donato, che nel preparare la tesi con Salvatore Settis, andò a studiarsi quanto rimaneva sui soffitti di quel Palazzo in via del Proconsolo. Fu l'inizio, fortunato, della sua carriera. E oggi Monica Donato insegna icnografia medievale all'ateneo di Parma.

«Già nella mia tesi — ci dice — dimostravo che quello era il volto di Dante. E questo per molti motivi, fra gli altri una iscrizione esplicita, ancor oggi conservata in un codice alla Laurenziana.»

Perchè venti anni dopo questa vicenda riesplode?
«Perchè la mia tesi passò inosservata. Ma io non l'ho dimenticata. Passavo da via del Proconsolo, nel palazzo che ll'epoca ospitava una merceria di gran nome, e davo un'occhiata agli affreschi. Finalmente vidi che c'era un cantiere. Scoprì che i locali erano affittati ad un ristoratore e che Daniela Dini stava restaurando quegli affreschi.»

Che cosa ci dice di questo ritrovamento?
«Poichè questo è Dante, e non esistono dubbi, viene automaticamente confermato il ritratto fatto da Giotto conservato al Bargello, nella cappella della Maddalena, che è somigliantissimo a questo. Sappiamo cos', in modo definitivo, che Dante aveva un volto tipicamente fiorentino, orgoglioso, leale».

Ma questo volto non contraddice la famosa descrizione che ne fa Boccaccio?
«No, anzi, molti punti coincidono. E poi chi ci dice che Boccaccio avesse mai visto Dante?»

     Daniela Dini, cha ha lavorato intorno a questa figura dall'agosto al dicembre scorso, è entusiasta del Dante ritrovato. «A vederlo da vicino, a guardarlo negli occhi come ho potuto fare per giornate intere, è veramente bello questo Dante. Pieno di dignità. Altro che iconografia classica, altro cheritratto del Dorè. E penso che sia disegnato da un ottimo pittore, anche se non azzardo attribuzioni».

     Anche Cristina Acidini, soprintendente dell'Opificio delle pietre dure, critico d'arte di valore internazionale, guarda con attenzione al ritrovamento. «Il prestigio di quel luogo — ci dice — è tale da farci considerare come probabile l'ipotesi di un ritrovamento di tale dignità. Ed è utile, quell'immagine, per dimostrare come la sensibilità comune ne disegnò nei secoli l'immagine esteriore, sovrapponendole il tormento del poeta, l'amarezza dell'esule. In pratica, la descrizione classice na avrebbe esasperato anche i tratti somatici, fino a renderlo intenso, sofferente, ma anche "brutto". E Dante, a quanto pare, non meritava questo destino.»